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Testi critici Giozza

Giozza

TESTI CRITICI SULL'OPERA DI GIOZZA

di  (in ordine cronologico) :

Gaiardelli, Carlo Poli, Donato Conenna, Giuseppe Bacchetta, Maria De Filippi, Mario Bonazzi,  Giovanni Torti, Tullio Bertamini, Antonio Mirarchi, Pietro Giannattasio, Lino Lazzari,  M. Pezzotta,  Aquilino Salvadore, Giuseppe Casiraghi, Walter Alberisio, Aldo Parati,  Lino Cavallari, Enrico Buda,  Eugenio Squassoni, Vanni Oliva,  Giuseppe Possa, Antonio Oberti,  A. Maria Bortolan, Dario Gnemmi,  Mary Borri,  Giovanni Viarengo, Liviano Papa, Angelo Mistrangelo, Monica Mattei, Claudio Zella Geddo.



GIUSEPPE BACCHETTA - febbraio 1970
…predilige tavolozze tenui, predominanti i grigi.
Ottimali le risoluzioni paesaggistiche primaverili  e invernali, nelle quali avvertiamo una libertà interpretativa, che è fruibile ed interessante per l'equilibrio che trovano prospettiva, colore, e luminosità.

Popolo dell’Ossola 11 settembre 1971
Vigezzini alla Galletti –Giozza - Mellerio – Ramponi
Giozza – E’ il giovane puntiglioso di sempre. Quando ci è capitato di discutere con lui davanti ad un suo quadro quel distaccato ed abituale modo di parlare si accentua ancor di più e togliendosi le lenti scuote il capo con un cenno rugoso della fronte quasi per scusarsi; poi invece, sfodera la propria, succinta dialettica e giustifica il perché di una tonalità o di una effusione di colore, minore o maggiore, a seconda che trattasi di una visione di neve (nelle quali – riteniamo – eccellente), oppure di quei suoi tentativi – riusciti – di dare corpo reale al verde estivo e primaverile della Valle; così difficile e tenebroso per le troppe insidie che nasconde e che tiene lontani molti artisti dal cimentarsi. Giozza è un buono, non un timido. Un buono che si va facendo la mano alla tavolozza più di quanto non dicano i pochi anni da che si cimenta con le tele. Ha anche molto coraggio. Il coraggio di lasciare in soffitta, o in cantina, non sappiamo, i quadri che per un verso o l’altro non piacciono. Non piacciono a Lui: intendiamoci...

marzo 1975
l'aggettivo. pittore vigezzino. a questo Artista è improprio, è - a mio giudiz;o - troppo limitativo Cioè non Io premia per quel coraggioso impegno che Egli ha in diversi temi - segnalabili le nature morte e quelle introduzioni architettoniche di Piazza Mercato a Comodossola – che lo possono gratificare di un altro appellativo, piu estensivo e piu significante per le Sue interpretazioni. Può essere meritatamente chiamato Alessandro Giozza - Pittore Ossolano.

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LINO CAVALLARI
Da “Il Resto del Carlino” - Bologna – 19-2-1982
Giozza – Veramente si distingue per cultura e sensibilità questo pittore ossolano, cultore di storia patria e ricercatore instancabile di vedute caratterizzatrici. Di angoli singolari di Domodossola, dell’edilizia cittadina e rustica, degli splendidi comignoli turriti parlano le sue elegiache pitture oggetto anche di una monografia curata da Francesco Zoppis.

MARIA DE FILIPPI
- marzo 1972
In Alessandro Giozza la natura dinamica di questi monti si riveste invece spesso dalla drammaticità estatica, cupa, violenta e misteriosa che ne costituisce un aspetto altrettanto vero e reale. Ma Giozza non si è limitato ai paesaggi vigezzini, fra le sue tele si notano infatti alcune marine, che ha saputo rendere con una sensibilità non minore a quelle che dimostra per la sua valle. Ma un'attenzione particolare meritano anche le nature morte di Giozza, opere di notevole pregio tecnico che l'Artista ha saputo animare di un'interiorità viva e ricca di profondi significati umani Il linguaggio delle cose viene qui interpretato con singolare ed acuta sensibilità e reso attraverso quei segni grafici e cromatici che sanno incidere le più vere ed intime emozioni.

GAIARDELLI -
novembre 1965
… Alessandro Giozza personaggio divenuto ormai caratteristico, con la sua tavolozza a tracolla, continuamente attratto dai numerosi angoli pittoreschi della Valle Vigezzo.
Questo nuovo pittore, l’ultimo in ordine cronologico non è un vigezzino puro sangue, ma si è adattato molto bene ed ha assorbito ciò che da Vigezzo traspare: il gusto delle cose belle.


DARIO GNEMMI
Forse, rileggendo alcuni scritti contenuti in forma d'appunto nel diario spirituale del pittore Alessandro Giozza, si può giungere (pur senza pretese di storicizzazione) a comprendere le motivazioni ideali di un cammino artistico costellato di scelte assai coraggiose, e comunque sempre movimentato dalla volontà di sintetizzare in opera la dialettica tra la fonte reale dell'ispirazione e il pensiero, che si impadronisce dell'oggetto reinventandolo.
"Le sensazioni provate di fronte al reale sono astratte, pertanto in natura con più si descrive un oggetto, tanto più ci si allontana dalla possibilità di trasmettere l'emozione provata di fronte allo stesso", così in un passo del 1981 agli albori di sperimentazioni oggettivo-astrattiste, quando ancora il referente dell'oggetto suscitava in gran parte l'adesione poetica dell'artista.
Non è però l'oggetto a cogliere completamente l'interesse del pittore, ma l'emozione che all'osservazione analitica dell'oggetto stesso deriva, costituendosi in dato sensibile e in struttura di pensiero.
"Di fronte a un soggetto domandati sempre: devo descrivere o raccontare?"
Ove "descrivere" significa cogliere l'adesione superficiale dell'animo: "raccontare" sta, invece, per adeguazione del ritmo narrativo, trasposto nell'opera, all'imperscrutabile ritmo delle cose, degli oggetti, della natura, quel ritmo che ne è essenza e che li informa.
Tuttavia, in Giozza, non troviamo un atteggiamento concettualistico, ma piuttosto una volontà di sintetizzare il gesto pittorico, sempre attentamente pensato, con l'individuazione razionale e la reinvenzione del soggetto, che si fa trasgressiva fino all'astrattismo che, a sua volta, s'invera in una sorta di linguaggio coloristico espressionista.
E' questo il pensiero che porta alla "Sintesi del visto", e alle sintesi spaziali, preludio dell’ultima analisi del pittore (un'analisi pur sempre presente nei vari periodi, in aspetti tra loro diversi) dedicata allo spazio puro, all'equilibrio e al movimento della luce in simbiosi con Io spazio stesso.
"Ogni oggetto occupa uno spazio ben definito dalla sua forma e dal suo volume, non è comunque uno spazio fisso, ma mobile; la sua mobilità è dominata dall'incidenza della luce e dal punto di vista di chi osserva". (Agosto 1990).
E nella spazialità si scopre la dimensione atemporale, capace di far filtrare la realtà dall'azione del pensiero. Il non-tempo è, quindi, evidente nella scoperta dell'irreale.
"Descrivere l'irreale è possibile con l'idealizzazione della forma e del colore, che deve essere forte, eppure soffuso". (1992)
Così il tempo e il suo contrario, Io spazio e il sogno, l'osservazione e la razionalità, possono sembrare categorie contigue, ma inconciliabili: eppure la loro conciliabilità è tutta nell'analisi razionale e fantastica "...di forme atte a migliorare l'armonia e l'equilibrio di uno spazio sognato e fantastico, celato nel nostro intimo". (1993)
Un intimo che è pur sempre soggetto poetico.


ANGELO MISTRANGELO
Mondadori cataloghi arte contemporanea  2 -1998
Formatosi alla scuola del pittore milanese Tullio Giovenzani, Alessandro
Giozza appartiene alla schiera degli artisti legati alla natura e che dalla natura sanno trarre sensazioni che traducono in luminosi dipinti. In particolare, realizza quadri improntati a una figurazione sintetica, elaborata secondo un rigore geometrico, scandita da un cromatismo che svaria dai rossi ai gialli oro, dai verdi ai bianchi.
E, cosÌ, una bottiglia, una ciotola, un volto, un gruppo di case sottolineano la sua meditata riflessione, la sua misurata interpretazione
della realtà.

MONICA MATTEI
- 30 aprile 2005
Alessandro Giozza infaticabile ricercatore del silenzio e dell’astrazione spazio temporale.

CARLO POLI
- 26 dicembre 1966 Il popolo dell’ossola.
Giozza – Apprezzabile Giozza tra il classico e il moderno; realizzazione sapiente, possesso coloristico che troviamo abbinati in <focolare a Coimo>.

GIUSEPPE POSSA
- 23 ottobre 2003
Alessandro Giozza, in quest'occasione, propone invece un'antologica di ritratti, eseguiti in diversi stili e nelle più svariate tecniche, a dimostrazione anche delle sue ottime qualità pittoriche. I ritratti, inquesti ultimitempi sempre più ricercati da; collezionisti, sono qui colti al volo o in posa, in un segno delicato e virtuoso sono "scatti" di persone care, di amici, di conoscenti o semplicemente di persone che hanno voluto farsi ritrarre. Un'umanità varia, disincantata, fissata nella propria naturalezza oppure con sguardi impassibili. A seguirne i volti, si finisce per penetrare nel loro intimo, cogliendone le traversie della vita, le illusioni o i sogni, le speranze, i desideri di riscatto.


EUGENIO SQUASSONI
– 29 luglio 1982
La differenza che c'è fra il Giozza di oggi ed i nomi di ieri è tutta dovuta all'interpretazione del paesaggio che allora i pittori ritraevano mettendo a fuoco i punti folkloristicamente più interessanti e fotograficamente più attraenti. Oggi il Giozza non si limita a riprodurre semplicisticamente, ma tende a dare di ogni cosa una interpretazione personale, mettendo in evidenza il valore umano che quelle cose e quel paesaggio esprimono, cosicché è possibile leggere nelle sue riproduzioni l'umanità che in esse vive. Il tutto con una semplicità  espressiva che tradotta in termini poetici allinea il Giozza al poeta Sbarbaro, perché come lui il pittore esprime nitore e semplicità nella dizione. La sua esuberanza si manifesta nella interpretazione dei soggetti che egli ama dipingere perché egli sa dare del paesaggio ossolano, attraverso il colore ed il disegno, una visione tipicamente personale che parla agli occhi ed al cuore. A parte i tetti coi suoi camini - ai quali sembra particolarmente legato -, il nostro non si limita alla semplice dizione coloristica, ma - attraverso il colore - sa dare un significato umano del paesaggio tanto che, con un panno steso su un balcone o con un altro su una finestra, è possibile individuare le persone che vivono in quel piccolo mondo. Ciò che egli ti racconta te lo dice quasi sottovoce, ma, a guardar bene casa dopo casa, tu indovini chi si affaccia a quella finestre, chi si espone a quel balcone, chi esce da quella porta. Senti in ogni sua opera, attraverso la timidezza iniziale, una semplicità sentimentale ed una chiarezza di interpretazione coloristica che ti fanno piacere l’opera perché soddisfa pienamente il tuo cuore e la tua mente. Severino Ferraris parlava alla nostra intelligenza attraverso le sue interpretazioni coloristiche ricercate; Alfredo Belcastro al nostro sentimento; Camillo Besana, con la sua semplicità, al nostro entusiasmo; ma Alessandro Giozza alla nostra intuizione. Un quadro di Giozza lascia negli occhi e nell'animo un solco che ti prende e ti vince.


CLAUDIO ZELLA GEDDO
 - 9 agosto 2008
...Alessandro Giozza un artista che si dedica al1’ampia ricerca di una sintesi, perfetta, tra silenzio e attesa, sospensione e atto, forma e significato  in cui regna tirannica, ma non per questo non meno suadente e conturbante, I’assenza. Figlio di una stagione pittorica che ha dato lustro all’Italia Giozza rende atto visivo  l'esprit de géométrie che lo ispira. Il suo è un colore, un tono, un accenno senza riflessi, opaco, inerte, un mondo a cui s’approda attraverso la rarefazione dello sguardo laddove la linea pittorica non è cesura, rottura ma semmai comunicazione, sfumarsi dei toni.   Anche Lui opera en plein air e  nel  percepire, ascoltare, il paesaggio (Alpe Veglia, Monte Leone) consegna all’osservatore l’equilibrio in  cui è sovrana la forma e una caratteristica e vibrata lontananza, da1 colore.  Altre opere evidenziano anche il suo appartenere ad una sorta di metafisica in cui abita un afflato spirituale che travalica il tempo, ma non gli assetti di uno spazio autentico.     Ecco dunque linee che celano, nascondono ma rivelano altresì il significato di un’azione artistica che mira a figurare un'esistenza raccolta e tuttavia vera.       

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